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CANEVA: COMUNE GEMELLATO CON NEUMARKT ST. VEIT

Signor Sindaco di Neumarkt-Sankt Veit, Care Cittadine e Cari Cittadini di Neumarkt e Caneva, Monsignor Vescovo, Autorità, Signore e Signori, Poco meno di un anno fa, ci siamo lasciati con la promessa che ci saremo rivisti a Caneva. Con la stessa emozione e con gli stessi sentimenti di amicizia di allora questa comunità vi accoglie oggi, nella certezza di contraccambiare, in modo sincero ed affettuoso, la generosità e l’ospitalità da voi riservataci a Neumarkt. Oggi, per tutti noi è un momento di festa, un ulteriore, importante tassello che si aggiunge alle tante occasioni che abbiamo avuto modo di vivere assieme negli ultimi anni. E’ bello e piacevole essere di nuovo insieme: siate pertanto i benvenuti! Come ebbi modo di dire nell’ottobre dell’anno scorso, a Neumarkt, in tutti noi vi è la consapevolezza che la nostra storia non è, anche se unica ed importante, altro che una piccola storia, un frammento di un qualche cosa di più grande: l’avventura europea, che non può essere fatta di soli episodi sporadici, ma che va continuamente ed amorevolmente alimentata. Questa consapevolezza trova un suo primo riscontro proprio in occasioni come queste, nelle quali al di là di culture, di origine, di percorsi e stili di vita nonché di lingue diversi, due comunità si trovano, si capiscono e decidono di procedere lungo un percorso comune che porta diretto al principio costituente dell’ Europa ed alla cui base sta appunto il principio della “fraternità politica” e della “prossimità” tra i Popoli. Realizzare la fraternità politica in Europa , trarre tutte le conseguenze dalla prossimità dei Popoli e degli Stati serve per arrivare a compiere il passo decisivo, per passare dal concetto di Unione Europea a quello di Com-unione Europea, vale a dire ad un’Europa autenticamente, liberamente unita e al contempo autenticamente e consapevolmente molteplice. Un’Europa dove si compongono - senza troppe fusioni o egemonie - strutture, territori, funzioni, identità e culture: in poche parole un’Europa dove tutti sono coscienti della reciproca appartenenza ma anche e soprattutto della reciproca responsabilità. Questo, credo sia il senso ultimo e vero della costruzione europea. Questo auspichiamo possa essere lo spirito guida di coloro che si sono messi al lavoro per ridisegnare e fornire risposte originali alle molteplici sfide della costruzione europea. Un disegno che non può essere solo tratteggiato nel chiuso di una struttura tecnocrate e burocratica, un disegno allora nel quale, l’Entità Comunale, tutti noi quindi, ha un proprio spazio. La ricchezza e l’articolazione della vita nelle comunità locali costituiscono infatti un patrimonio che va al di là della semplice dimensione politico-amministrativa. I Comuni, oggi, più di altre Istituzioni, assicurano in modo sistematico forme di devoluzione di poteri e di decentramento per meglio servire i cittadini, promuovendo forme sempre più avanzate tra il settore pubblico, quello privato ed il mondo del volontariato Ecco perché, per sua stessa natura, il Comune costituisce luogo di maturazione del nuovo “Progetto Europa”, un progetto che, una volta realizzato, consentirà non solo di consolidare i rapporti tra Stati e Governi, ma, anche e soprattutto, di fare decisivi ed irreversibili passi in avanti verso l’unità dei Cittadini e dei Popoli. Che senso ha quindi un gemellaggio? E’ esso solo e semplicemente momento di festa, o queste occasioni debbono costituire un qualcosa che travalica l’aspetto puramente celebrativo? A queste domande che possono sembrare retoriche e tardive nel momento conclusivo di un percorso che ci vede sugellare in modo formale e solenne un impegno tra le nostre Amministrazioni, siamo convinti che si possa e si debba rispondere prospettando autentiche e durature strutture di dialogo e di incontro tra poteri locali che rendano concreto il concetto di crescita socio-culturale delle nostre due Comunità. Quindi interscambi giovanili che avvicinino sul piano linguistico, ma non solo, le giovani generazioni, sviluppo di progetti comuni nell’ambito associazionistico, realizzazione di manifestazioni culturali e sportive che rafforzino quel movimento che in modo spontaneo iniziò a Passo Pramollo anni fa. Una frase di Jean Monnet chiarisce bene questo concetto. Dice Monnet “Noi non coalizziamo degli Stati, noi uniamo degli uomini”. Infatti oltre che alle preoccupazioni di natura economica, nei discorsi sull’ampliamento dell’Europa, l’aspetto più ricorrente è quello delle diversità storico-politiche e socio-culturali tra quelle Nazioni che già si riconoscono nel progetto europeo e quelle che vorrebbero o intenderebbero aderirvi, o quello di coloro che si fermano alla semplice ridisegnazione di una carta geografica, senza voler vedere che un continente inizia e finisce esattamente dove noi pensiamo, o meglio, vogliamo che esso inizi o finisca. Io credo che un principio ci debba guidare e cioè che il confine tra le culture cambia perché gli uomini cambiano, si incontrano, talvolta si scontrano, ma alla fine sono poi sempre portati a interagire tra di loro in modo nuovo, diverso e spesso imprevedibile. Più di confini comuni dobbiamo quindi parlare di fini in comune. In parole povere se l’Europa ed i popoli che la compongono vogliono davvero crescere e non solo allargarsi, debbono sapersi continuamente rimettere in discussione. Questo è per noi il senso che noi vogliamo dare all’atto solenne di gemellaggio che oggi sottoscriviamo. Nel concludere queste brevi riflessioni e per darvi ancora più forza, vorrei fare mie alcune considerazioni di un grande economista, Padoa Schioppa, il quale ricorda come già nel 1914, gli Stati nazionali europei, avendo alle spalle cento anni di pace quasi ininterrotta, dessero l’impressione di un’Europa già allora unita. Già a quel tempo si poteva circolare senza passaporto ed il regime monetaristico, grazie alla copertura aurea, dava l’impressione di una sostanziale unità monetaria. Allora le persone pensavano che l’era delle guerre fosse finita. Chi ha qualche anno in più di chi vi parla sa che purtroppo non fu così. Dobbiamo pertanto essere consci che l’Unione Europea è un’opera tuttora incompiuta e che il rischio più grande che essa corre è che i giovani, i ventenni e trentenni di oggi, non se ne rendano conto e, come la generazione del 1914, pensino che l’era degli scontri sia finita o, quantomeno, sia talmente lontana da non poterci più toccare. Niente di più sbagliato se è vero, come è vero, che la globalizzazione ha reso il mondo un villaggio globale. Occorre allora che, nel mostrare ai giovani di oggi la lunga strada percorsa in cinquant’anni si indichi anche l’incompiutezza dell’opera e ciò che a loro resta ancora da fare. Concludo dicendo a questo punto cari concittadini di Caneva e di Neumarkt rivolgendo un pensiero a….. e ringraziamenti miei e di tutta l’Amministrazione a SINDACO NUOVO E VECCHIO, ASSOCIAZIONI E VOLONTARI, L’ENEL, I DIPENDENTI DEGLI UFFICI COMUNALI E TUTTA LA CITTADINANZA, IN PARTICOLAR MODO A QUANTI, RECEPENDO IN PIENO IL CONCETTO DI UNIONE E FRATELLANZA HANNO POTUTO OSPITARE PRESSO DI LORO GLI AMICI DI NEUMARKT…..
IL SINDACO DI CANEVA
RENATO MIRTO MONTE
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